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Poesia

La quercia della memoria

Mentre incombe la calura
vado incontro alla frescura
camminando vicino al fiume.

Sotto ad un grande albero di quercia
incontro una figura conosciuta.
Siede vicino al tronco,
guarda verso di me.

Uno sguardo attira l’altro
e ci troviamo silenziosamente
mano nella mano.

Percorriamo lo stradello
che conduce ad una casa di campagna.
Torniamo allo stesso luogo
dopo un lungo periodo.

Le nostre strade si sono unificate
ma la quercia non c’è più.
Forse il vento prima, la mano dell’uomo dopo,
hanno fatto sì che cadesse al suolo.

Guardando verso di lei
ora vedo un campo di mais
ed un pezzo di cielo in più.

Anche se la sua ombra è scomparsa,
gli uccelli, il fiume, il sentiero si ricordano di lei.

Lascia un’impronta indelebile
nello spazio della memoria di tutti noi.

Il grande albero ha mille occhi,
tante orecchie, molte voci
eppure compie la sua opera in silenzio,
anno dopo anno.

Suscita rispetto, ammirazione,
per la sua bontà e maestria.
La terra lo nutre
ed il cielo lo accoglie.


La sua figura
è un trampolino di lancio
per attese, ricordi, partenze.

Il suo legno ritorna
alla terra, all’acqua,
al fuoco, al vento.

Docilmente accetta
di riunirsi agli elementi
per un nuovo inizio.

Accetta di sacrificarsi per la vita,
di rinascere in molte forme
vegetali ed animali.

Possiamo anche noi
apprendere dalla sua
nobiltà e saggezza?

Possiamo riconoscerci
nel tutto da cui deriviamo?

E saper accettare
la fine ed il nuovo inizio
con tranquillità?

Possiamo certamente
con la memoria
apprendere la lezione
maestosa della quercia.



Intarsio

Nella bellezza del viaggiare

ritrovo la giovinezza

delle aspirazioni dell'anima

dei contorni luminescenti

dei volti, degli odori intensi

delle persone conosciute

in circostanze avventurose.

Ritrovo una parte dell' infinito

lasciato incompiuto,

del volto che avevo

prima di nascere.

Rinasco e mi apro

a nuove visioni,

mirando ad orizzonti

illimitati.


Ritrovo quell' unità

con gli altri me dimenticati.

Rischio di riconoscermi

ed amarmi ad ogni ora.

Mi avvicino al fuoco ardente

dello spirito vivente

che vorrebbe incontrarmi

aprendo quella porta stretta

di un cuore dimentico

di antichi splendori.



Luce nella penombra

Odo e sono

luce nella penombra.

Lungo percorsi avvolgenti

ascolto vagiti di bimbi ancora inumiditi.

Bocce e cuori all'aperto

percorrono strade infiorate

di forme delicate e supplicanti.

All'approdo del vascello invisibile

tanti accorrono a vedere

quello che non può essere visto.

Il capitano mi conduce per mano

nella visita ai porti misteriosi

da cui guardavo arrivare le navi da lontano.

Genti di mare argute e silenti

mi osservano coi pendenti

m'incantano coi gesti

mi conquistano con le vesti vivaci.

Da dove vengono costoro

non mi è dato sapere.

Abbeverarmi di profumi e

luci degli occhi accesi

è il regalo che il porto mi consegna

quando la mattina

scopro di volare

immerso nei volti di quelle genti sorridenti.


Sulla strada


Con la pienezza dell'allegrezza

si libera la brezza

che spolvera il mio parabrezza.

Oddio mi sono dimenticato

di mettere l'acqua per il mio tergilunotto,

va bè metto una nota sul cruscotto.

Fa freddo e sono senza giubbotto

e sento un gran botto:

ho forato una gomma!

Prendo nota

andrò dal meccanico.

Arrivo da lui

ma è troppo tardi.

E' andato a festeggiare

anche lui San Valentino

con una donna

che non è l'ultima ruota del carro.

Per questo ha chiuso la bottega prima...

prima che qualcuno gli potesse dire:

caro ti sei dimenticato che giorno è oggi?




Saluto l'ombra

che mi accompagna

mai stanca

cortese e mattutina

docile ed arrendevole

codarda ed inutile

di celebrità mai paga.

Mi osserva e tace.

Non si lamenta

resta in disparte

mentre impara

l'arte di scomparire.


Infinito Presente

Quando il mistero della vita

si riempie di vuoto

le parole tacciono

le fragranze avanzano silenziose.

La vastità ci assorbe.

La pienezza della beatitudine

esplode nei nostri cuori pulsanti

nell'infinito presente



Eterno rivale

Sei tu mio io

il mio eterno rivale

il mio fraterno amico.

Si scioglie la neve della diffidenza

tra noi due.

Ci rinsalda la complicità di più vite,

l'esuberanza dell'accanito

combattimento,

del precoce fraintendimento,

fonte di amorosi incontri/scontri

nelle vaste praterie

dei cieli scesi sulla terra.



Rosso mi chiama

Ingresso di gesso

corde flautate

ciglia ammantate

cipresso cantante

ciliegio rosso

spugna vellutata

profumo sonoro

addento l’ osso

adesso io posso



Capelli rossi

Capelli rossi 

occhi che saltano nei riflessi

della vita assaporata

appassionatamente

spalle grandi

che sostengono gli abbracci

donati

ed i sorrisi

scambiati

a cuor leggero



Dalle sue mani

Dalle sue mani nasceranno

uova insalmonate

pesci inabissati

dolci profumati.

E tutto ci lascia

per andare dove

le bocche chiedono

nutrimento.

Al di sopra del mento

non si conosce

spavento.



E il mare

E il mare

s’appoggiò al volo

dei gabbiani

e il vento

navigò curiosando

tra le vele veloci

e l’odore di alghe

superò l’orizzonte

immensamente.



E fui contento

E fui contento di essere venuto

la passione e la curiosità

mi hanno condotto.

Il tepore delle tue mani

il fragore dei tuoi sorrisi

mi hanno affascinato.

Lento scorreva il tempo

nel viaggio per incontrarti

Veloce si formava la colla

che ci stringeva intensamente.

L’euforia e la vibrazione dei

nostri corpi ci ha spinto

verso nuovi paesaggi

della mente.

Feroce fu il dolore

del non trovarti più

sul mio cammino.

 

 

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